Il progetto totalitario del dottor Grillo e della sua setta

Eppure stiamo parlando di quello che, a tutti gli effetti, è un movimento politico che si candida alle elezioni, non di una confraternita mistica: come mai questo paragone è così continuo e insistente? Cosa c’è nel M5S che lo fa somigliare a una consorteria? Per Introvigne, prima ancora dei comportamenti sociali interni ed esterni al movimento (regole, fedeltà, espulsioni) contano i contenuti: “Alla base del pensiero di Casaleggio, lo si capisce dai suoi video e dai suoi scritti, c’è un pensiero di natura esoterica, non nuovo, anzi con radici che affondano in certe società segrete o in certe élite massoniche o gnostiche dell’Ottocento, contaminate successivamente dal culto della tecnocrazia o della scienza: l’idea dei nuovi sapienti-tecnocrati che devono sostituire i politici. Per Casaleggio si è parlato di riferimenti a Georges Gurdjieff, ma potremmo aggiungere Saint-Simon. Io ho fatto un parallelo con Alexandre Saint-Yves d’Alveydre: un esoterista a cavallo dei due secoli scorsi, tra i primi a elaborare in chiave esoterica l’idea di tecnocrazia”. Perché usa il termine “esoterica”? “E’ l’idea di un mondo in cui la vera conoscenza – o la linea politica – è un patrimonio di pochi, di un capo carismatico. Gli altri devono solo adeguarsi, e guai a tutto ciò che li contamina”. Poi, il contenuto concreto può variare: dalle antiche sofìe si è passati all’idea della Scienza, per Hitler fu la scienza della razza. Ma anche per Marx, in fondo, l’economia ha la stessa funzione salvifica. Per Grillo ora la chiave di tutto è Internet, la rete, la scelta diretta”. La differenza è che quei gruppi erano élite ristrette, “poi il ’900 ha visto la formazione di movimenti esoterici di massa, in cui il ‘sapere’ è sminuzzato – il pensiero di Casaleggio è un esoterismo da fascicoli a dispense – perde in profondità ma acquista in numero”.
Dunque, dice Introvigne, il fenomeno di Grillo non è nuovo, nuova è l’applicazione al mondo di Internet. E l’applicazione alla politica, non è una novità? “Non è il primo a usare in politica questo schema: c’è un Pensiero Migliore che deve essere diffuso capillarmente, ma deve restare controllato per rimanere puro”. In questo si innesta un meccanismo che, per lo studioso, è altrettanto potenzialmente totalitario: “Il contenuto è tecnocratico: c’è qualcuno che sarebbe migliore, in grado di far andare bene il mondo”, poiché gli altri sono ladri o incapaci, “e questo qualcuno deve arrivare al potere”.
Un pensiero totalitario che determina l’ossessione per chi “tradisce”, parla non autorizzato, va in televisione. E anche i meccanismi di esclusione per chi non accetta la fedeltà assoluta, come denuncia Favia: “La fedeltà cieca verso le persone è propria solo dei cani”. Per Introvigne, “è un meccanismo che si vede più comunemente nei gruppi religiosi di tipo gnostico, cioè quelli basati su una verità iniziatica da non contaminare: il gruppo deve essere fedele a quella, senza deviazioni. L’importante è preservare la propria diversità, che però non è di tutti gli adepti, ma solo del capo, o dei capi”. Introvigne ha studiato anche i fenomeni di diffusione internettiana del “movimento magico”. C’è una specificità legata a Internet, alla logica della rete, in tutto questo? “I movimenti non nascono mai in rete. Internet è un moltiplicatore. Può invece agire per trasformazione. Faccio un esempio, senza ovviamente nessun paragone valutativo: al Quaida si è trasformata molto da quando è divenuta una rete internettiana diffusa, pluricefala. Più che altro, è particolare il rapporto che Grillo e Casaleggio, e i loro seguaci, hanno con la rete. Stabiliscono un rapporto di tipo mistico. C’è una grossa differenza tra come l’ha usata Obama o la usa Renzi: per loro è solo uno strumento migliore per fare una politica tradizionale. Per Grillo la rete tende a essere il messaggio. La rete è anche il contenuto”.
"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.
E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"
